Il Saccheggio delle Alpi Apuane

Le Alpi Apuane rappresentano un unicum geologico e naturalistico di importanza comunitaria,  ma ogni anno cinque milioni di tonnellate di rocce vengono sottratte alle montagne e in gran parte ridotte in polvere, detriti e terre di risulta. Il distretto minerario del marmo conta oltre cento cave attive e non vi è quasi tratto della catena montuosa che non ne porti i segni. In mezzo al territorio del Parco Regionale delle Alpi Apuane si cava pietra a ritmi insostenibili e a causa di una regolamentazione che risale ai tempi della dinamite, è permesso che il marmo in blocchi rappresenti solo un terzo del materiale estratto, sui due terzi restanti si è innescato il business del carbonato di calcio.  Prodotto attraverso la macinazione del detrito ha molti impieghi: dallo sbiancamento della carta delle riviste, alla soppressione dei fumi delle centrali a carbone fino all’industria alimentare e cosmetica. Il marmo bianco in tutte le sue varianti è essenzialmente carbonato di calcio e impurità. Sulle Apuane si trovano marmi puri al 98%. L’abusivismo, la scarsità di controlli e le politiche produttive che non guardano mai al bene comune, hanno permesso in più occasioni al business della polvere, di intaccare anche filoni pregiati, svilendo un comparto industriale nobile e depredando il territorio per l’interesse delle multinazionali. Il marmo che finisce in scultura, la stessa scultura di cui l’industria fa il fiore all’occhiello della sua attività e di tutta la comunicazione, arriva a stento all’uno per cento; nell’export la quantità di marmo grezzo è superiore a quella dei lavorati, questo significa che il guadagno esiste quasi esclusivamente nella fase di scavo.

Le conseguenze ambientali dovute alla coltivazione degli agri marmiferi sono innumerevoli e preoccupanti. Metalli pesanti e idrocarburi nelle falde acquifere, polveri sottili, dissesto idrogeologico e la marmettola, una polvere finissima prodotta dal taglio del marmo che drena dai fronti di cava e si deposita nei torrenti, impedendo alla flora di crescere e riducendo la presenza di fauna. 

Il territorio del parco è stato inserito nel circuito dei Geo Parchi UNESCO, ma le vette di Carrara hanno perso così tanto della loro identità geomorfologica che gli è stato tolto il patrocinio. Si tratta del più grosso distretto minerario d’Europa e tra i disastri ambientali con il più alto impatto al mondo, nella terza provincia più povera del nostro paese.