No Tav

La Marcia Susa Bussoleno

Sono le 14:30 del 23 Marzo 2013 da Susa parte la Marcia Susa Bussoleno. Sono rappresentati i maggiori movimenti, come NoMuos e NoPonte, e ci sono i NoTav Francesi, otto sindaci schierati, il presidente della comunità montana e migliaia di persone da tutto il paese. Alle 17:00, dopo otto chilometri il corteo raggiungerà Bussoleno e, a differenza delle aspettative delle forze dell’ordine, si concluderà senza incidenti, in un clima di festa e allegria.


Advertise Plaza

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Agosto 2009, mentre viaggio dall’aereoporto di Mwanza al mio albergo, noto un numero straordinario di abitazioni dipinte con i loghi delle multinazionali. CocaCola, Zantel, Tigo, Pepsi i più comuni. Chiedo informazioni al tassista e non mi sa dire. Decido di prenotarlo per il giorno successivo ed incontrare alcune delle persone che vivono in quelle case. La zona è povera, non siamo nel compound degli espatriati e nemmeno nei quartieri della classe media tanzana, siamo nell’immediata periferia, per lo più si tratta di persone che vivono alla giornata. 

Inizio a perlustrare il quartiere e la grande ospitalità dei tanzani fa il resto. Mi ritrovo a casa di Asha che mentre mi prepara un tè mi racconta come mai viva in una casa verde acido con il logo di una delle principali compagnie telefoniche del paese. Un funzionario dell’amministrazione locale le fece visita e le intimò di dipingere la casa che altrimenti le avrebbero abbattuto per motivi di decoro; se non avesse avuto i soldi ci avrebbero pensato alcune aziende offertesi spontaneamente per sostenere la popolazione povera durante necessari interventi di riqualificazione. Asha dovette accettare, firmò il contratto e in mezza giornata si ritrovò a vivere dentro un annuncio pubblicitario. In regalo le hanno lasciato i secchi della vernice che le servono per andare a prendere l’acqua al pozzo. La stessa sorte è toccata a un po’ a tutti quelli che vivono a vista della carreggiata, oltre ai soliti secchi, qualcuno ha ricevuto in regalo un orologio di plastica da appendere in casa, altri qualche bottiglia di CocaCola, Pepsi e, nel caso delle compagnie telefoniche, l’immancabile sim.


Persico del Nilo

Persico del Nilo

Dal business al disastro ambientale

L’introduzione del Persico del Nilo nel lago Vittoria è senz’altro uno dei più grandi disastri  ambientali causati dall’uomo, nel tentativo di generare un business attraverso l’inserimento in un ecosistema chiuso e specifico di una specie non autoctona. Dalla fine degli anni 60 oltre 200 specie endemiche sono estinte e la pesca di sussistenza praticata dalle popolazioni locali ha registrato cali del pescato pari all’85% in soli 20 anni.

Questo vorace predatore cresce velocemente, nel primo anno registra un ingrossamento tale da non avere più nemici naturali, vive dai 16 ai 20 anni durante i quali può superare i 200 Kg. Le sue carni dal sapore neutro e dai costi contenuti, hanno incontrato consensi sulle tavole europee, asiatiche e nord americane generando così un volume di affari che ha raggiunto i 2 miliardi di dollari per la sola Tanzania nel 1998. In uno stato così povero una risorsa come il pesce persico ha rappresentato una sorta di corsa all’oro, con il conseguente aumento incontrollato della popolazione lungo le rive del lago e  uno sfruttamento ittico non regolamentato durato 20 anni. Però, dalla metà del 2007 a oggi la popolazione di persici del lago si è ridotta del 50%. “Alla fine degli anni novanta bastava gettare una rete al giorno per assicurarsi lo stipendio mensile” mi racconta Edward Ajabu, pescatore di Kibara “Oggi passiamo intere giornate a pesca senza vedere l’ombra di una preda”.

In soli due anni le esportazioni hanno registrato un calo del 70% gettando in profonda crisi uno dei segmenti economici più importanti della Tanzania e nello sgomento oltre 3.000.000 di lavoratori.


Il Saccheggio delle Apuane

Il Saccheggio delle Alpi Apuane

Le Alpi Apuane rappresentano un unicum geologico e naturalistico di importanza comunitaria,  ma ogni anno cinque milioni di tonnellate di rocce vengono sottratte alle montagne e in gran parte ridotte in polvere, detriti e terre di risulta. Il distretto minerario del marmo conta oltre cento cave attive e non vi è quasi tratto della catena montuosa che non ne porti i segni. In mezzo al territorio del Parco Regionale delle Alpi Apuane si cava pietra a ritmi insostenibili e a causa di una regolamentazione che risale ai tempi della dinamite, è permesso che il marmo in blocchi rappresenti solo un terzo del materiale estratto, sui due terzi restanti si è innescato il business del carbonato di calcio.  Prodotto attraverso la macinazione del detrito ha molti impieghi: dallo sbiancamento della carta delle riviste, alla soppressione dei fumi delle centrali a carbone fino all’industria alimentare e cosmetica. Il marmo bianco in tutte le sue varianti è essenzialmente carbonato di calcio e impurità. Sulle Apuane si trovano marmi puri al 98%. L’abusivismo, la scarsità di controlli e le politiche produttive che non guardano mai al bene comune, hanno permesso in più occasioni al business della polvere, di intaccare anche filoni pregiati, svilendo un comparto industriale nobile e depredando il territorio per l’interesse delle multinazionali. Il marmo che finisce in scultura, la stessa scultura di cui l’industria fa il fiore all’occhiello della sua attività e di tutta la comunicazione, arriva a stento all’uno per cento; nell’export la quantità di marmo grezzo è superiore a quella dei lavorati, questo significa che il guadagno esiste quasi esclusivamente nella fase di scavo.

Le conseguenze ambientali dovute alla coltivazione degli agri marmiferi sono innumerevoli e preoccupanti. Metalli pesanti e idrocarburi nelle falde acquifere, polveri sottili, dissesto idrogeologico e la marmettola, una polvere finissima prodotta dal taglio del marmo che drena dai fronti di cava e si deposita nei torrenti, impedendo alla flora di crescere e riducendo la presenza di fauna. 

Il territorio del parco è stato inserito nel circuito dei Geo Parchi UNESCO, ma le vette di Carrara hanno perso così tanto della loro identità geomorfologica che gli è stato tolto il patrocinio. Si tratta del più grosso distretto minerario d’Europa e tra i disastri ambientali con il più alto impatto al mondo, nella terza provincia più povera del nostro paese.


Rome Unrest

Rome Unrest

Il 15 ottobre 2011 Gli Indignati scendono in piazza per dire basta alla crisi economica, alla disoccupazione e al precariato. Circa 150.000 persone sfilano per la Capitale pacificamente, sindacati di base, immigrati, pensionati e studenti da ogni regione del paese. Intorno alle 14:30 viene incendiata una macchina. Ragazzi vestiti di nero, che già erano presenti a piccole macchie nel corteo e con i caschi in mano, si assembrano in Via Cavour dove inizia la distruzione. Non sono più di due centinaia ma riescono a parassitare il corteo e ad aprire una grossa zona di scontro in piazza San Giovanni che durerà fino oltre le 20:00. Il bilancio di un infarto tra le forze dell’ordine e più di 70 feriti, di cui tre gravi, è il peggiore dopo Genova 2001.


Alluvione 2009

Alluvione 2009

L’argine cedette e la voragine si allargò velocemente, erano circa le 9 della mattina di Natale. Quando mi informarono dei fatti le campagne si stavano già allagando e mi diressi prima verso le idrovore, al “Ponte delle Turbine”, e poi tentai i vari accessi alla bonifica fin dove le strade mi permisero di arrivare.

Al mio arrivo un immenso specchio d’acqua grigia e immobile si confondeva già con le nuvole gonfie. Tra le nebbie a pelo d’acqua si distinguevano radi i dettagli di un paesaggio mutato e posteriore all’azione dell’uomo. La depressione bonificata era di nuovo un lago silenzioso, le acque avevano riconquistato la loro sede originale. Questo ai miei occhi fu sbalorditivo più del disastro che colpì il mio territorio.


Teratos

Teratos

Ogni anno vengono immesse nell’ambiente circa 1600 nuove sostanze chimiche. Per la maggior parte di esse non esiste uno studio che ne attesti la sicurezza e di norma vengono utilizzate per anni prima che ci si renda conto della loro pericolosità. Alcune sono tossiche, altre cancerogene e infine alcune sono teratogene. Significa che interferiscono con il feto nel momento della differenziazione cellulare e che determinano come risultato un prodotto mostruoso, con una o più deformazioni evidenti che nella maggior parte dei casi portano alla morte nei primi giorni della vita.

Nelle foto che seguono si vedranno feti animali con queste caratteristiche. Le immagini potrebbero risultare forti per i soggetti sensibili.


La Nuova Tinaia

La Nuova Tinaia

Oltre la riabilitazione

Già a partire dal 1959 al manicomio Vincenzo Chiarugi di Firenze si cercavano alternative terapeutiche legate alla creatività. Nel 1964 il medico psichiatra Franco Mori decise di trasformare un edificio adibito allo stoccaggio dei tini in un vero e proprio laboratorio di arti espressive, per sperimentare un nuovo rapporto operatore paziente, in un luogo lontano e scollegato dal reparto.  Il laboratorio ebbe una breve battuta di arresto all’inizio degli anni settanta, ma grazie alla spinta del movimento anti psichiatrico i progetti ripresero subito forza. Grazie all’impegno di Giuliano Buccioni e Massimo Mensi il centro venne riaperto e oggi è un’ONLUS. La produzione del suo atelier e i risultati raggiunti dai pazienti sono straordinari, i ricavati delle vendite vanno per metà in tasca agli autori e quel che resta viene reinvestito nella gestione del centro e delle sue attività.

La Nuova Tinaia di Firenze racconta come l’arte terapia possa con forza penetrare la realtà artistica internazionale, fino ad essere qualcosa che vada oltre la riabilitazione e diventare strumento di affermazione individuale.

I rusultati: 120 mostre in ogni parte del mondo, 10 pazienti riconosciuti affermati a livello internazionale, decine d’opere esposte nei più importanti musei del settore e un archivio storico comprendente circa 10.000 pezzi; l’esperienza internazionale della Tinaia tocca luoghi come Buxelles, New York, Chicago, Tokio e collezioni dello spessore della Collection de l’Art Brut di Losanna, l’Aracine, Il Musèe d’Art Moderne di Villenueve-d’Ascq e l’Outsider Collection di Monica Kinley di Londra.


La Terra Desolata

La Terra Desolata

L’appellativo Terra dei Fuochi indica una zona della Campania a cavallo tra Napoli e Caserta, il drammatico epicentro di un disastro molto vasto che raggiunge le province di Salerno e Avellino. La regione Campania ha sopportato per decenni lo sversamento abusivo di rifiuti tossici, grandi porzioni del territorio sono contaminate e i dati reali parlano di una vera e propria epidemia di cancro di cui si parla ancora troppo poco. Dopo quasi vent’anni di emergenza, commissariamenti e processi, è venuto a galla uno scenario raccapricciante che vede coinvolte ecomafie, politici, uomini delle forze dell’ordine e industriali, in un traffico di rifiuti tossici internazionale a danno dell’intera popolazione. Dalle rivelazioni dei pentiti affiora inoltre con chiarezza il livello di consapevolezza di molti dei principali attori della vicenda. Si inquinava il territorio e si avvelenavano le persone di proposito, per il profitto. Nonostante le proteste dei cittadini, i ripetuti appelli di medici, associazioni e comitati, delle università e di numerosi intellettuali, ad oggi le bonifiche non sono ancora partite. In Campania si continua a morire di cancro più che nel resto d’Italia e il sistema criminale di interramento di rifiuti tossici non solo continua, ma arriva a toccare regioni distanti come il Veneto, la Toscana e la Lombardia. Il giro di affari, che ormai interessa tutto il territorio nazionale, supera i venti miliardi di euro e dal numero di reati confermati risulta in crescita su quasi tutto il territorio nazionale.